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La top 10 della Seconda Tappa

1)Il quaderno di Monte Adone

Una volta raggiunta la cima di Monte Adone, (la più elevata della Riserva Naturale del Contrafforte Pliocenico) e tirato un sospiro di sollievo per la fine della salita, ecco apparire due croci, una bianca ed una nera e un piccolo contenitore di metallo. Aprirlo e leggere i commenti dei precedenti viaggiatori con il vento che soffia sul viso fa sentire parte di una comunità. Mai dimenticare di lasciare data, orario ed un commento per i prossimi escursionisti.

2) Il ruggito del leone e il raglio dell’asino di Monte Adone

Non preoccupatevi se sentite ruggire un leone nei pressi di Monte Adone. Il Centro tutela e ricerca fauna esotica e selvatica Monte Adone ospita numerosi esemplari di animali di ogni specie: tigri, leoni, scimpanzé e ovviamente la fauna autoctona dell’Appennino, tutti con una storia alle spalle spesso segnata da sofferenze. Una visita al centro è un’esperienza unica, ma solo su prenotazione.

Info: www.centrotutelafauna.org

3) Le conchiglie del Contrafforte

Vero e proprio museo geologico all’aperto, il Contrafforte Pliocenico è caratterizzato dalla presenza di fossili e conchiglie che testimoniano il fatto che in questi luoghi, durante il Pliocene (5-2 milioni di anni fa), ci fosse il mare. Un mare poco profondo con un clima tropicale, composto da ampie baie  dove i fiumi che scendevano dalle catene montuose sfociavano in mare (dove ora c’è la Pianura Padana.

4) Tra piante di mare e di montagna
Scendendo dalla cima di Monte Adone si scopre un’altra particolarità: oltre al meraviglioso panorama sulla vallata ecco due tipi diversi di vegetazione. Da una parte roverelle, ginestre, castagni e querce, tipiche dei nostri Appennini, dall’altra lecci e ginepri, caratteristici della macchia mediterranea. 

5) La carne  di “Zivieri”

Una tappa è d’obbligo in questa macelleria storica di Monzuno e conosciuta in tutta Italia. Si possono acquistare salumi di ogni genere per “imbottire” il classico panino. Il prosciutto affumicato dicono sia di una “libidine choccante”. Per nutrire corpo e spirito!

 

6) Manzù a Monzuno

Chi ama l’arte italiana può fare una breve deviazione ed arrivare al cimitero di Monzuno dove Giacomo Manzù, noto scultore italiano famoso per i suoi bronzi, scolpì una deposizione per la tomba di Nino Bertocchi, suo scopritore. Peccato oggi rimanga solo la fotografia della scultura  perché l’originale è stata trafugata.

7) Il bosco degli alberi del pane

Non molto dopo il B&B Il Viandante, ci si ritrova in un castagneto tra alberi secolari e segnali bianchi e rossi del CAI nascosti tra i tronchi. Il castagno è una delle piante simbolo dell’Appennino in quanto fonte di sostentamento per le popolazioni di montagna. Nella tradizione viene chiamato “albero del pane” perché dai suoi frutti si ricava una farina utilizzata per diverse preparazioni, dolci e non. E’ tipico dell’Appennino tosco – emiliano un dolce chiamato castagnaccio.

8) Le leggende di Monte Venere

Monte Venere è luogo di racconti e di fantasie: c’è chi dice che fosse il rifugio di tutti i diavoli scacciati dai corpi degli invasati in seguito agli esorcismi e c’è chi sostiene vi fosse un tempio dedicato alla dea dell’amore in cui si svolgevano riti che inducono, ancora oggi, le anziane credenti a ripetuti segni della croce. 

9) In deltaplano alle Croci

Per i più coraggiosi che non hanno voglia di tornare a piedi c’è sempre l’opzione di scendere a valle con il… deltaplano! Presso l’antico borgo Le Croci (Monzuno), a circa 1000 metri slm, si apre un ampio terreno pianeggiante da cui si può prendere la rincorsa, buttarsi nel vuoto e lasciarsi trasportare dal vento (se avete un deltaplano e una buona dose di coraggio, se non avete un deltaplano, non fatelo!)

10) La Cà de’ Paiarin

A volte lungo il cammino ci si imbatte in case private con proprietari fantasiosi che hanno creato giardini a dir poco “particolari”, con statue, ruote del vento, piccoli rifugi per animali, immagini religiose e messaggi per i viandanti. Anche questo fa parte della tradizionale accoglienza del popolo dell’Appennino.